A Chiare Lettere tumblr
Ci son giorni
che ho
la Sindrome del Giocatore di Cricket.
Il Giocatore di Cricket è sostanzialmente uno che,
beh, dài, lo ammettano i pakistani!,
non è abbastanza bravo per giocare a Baseball.
Oppure per darsi alla microcriminalità,
che sarebbe comunque socialmente più accettabile.
Ecco, non sono abbastanza bravo in nulla.
In Amore,
mi faccio più che altro sopportare.
Negli affetti,
mi faccio più che altro chiamare.
In ufficio,
non mi faccio più che altro licenziare.
Nel Sesso,
non è che mi faccia proprio ricordare.
Uno così così.
Che magari a volte si vede pure mezzo pieno,
per un bicchiere che ha preso al volo,
prima che si rovesci sulla Vita,
o si frantumi del tutto.
Già, proprio come un Giocatore di Cricket:
fai uno sport che parrebbe facile anche ad uno scimpanzé ben addestrato,
vestito da gelataio impaurito da orde di bambini che mirano agli stinchi
ed in mano ti hanno messo pure la paletta.
Con il casco grosso per fare scena,
come quei progetti campati in aria,
che fai a protezione del tuo ego.
Ma un pubblico ce l’hai.
Ce l’ha il Giocatore di Cricket e ce l’hai tu:
qualche fottuto svitato che ti sostiene e ti ama.
Nonostante siano solo Giocatori di Cricket.
Nonostante tu sia solo uno che ci prova,
che non molla magari,
ma che non sarà mai
abbastanza bravo.
Per il tuo Home Run.
Per il nostro Fuori Campo,
quel successo indimenticabile,
sulla sabbia sporca di un diamante.
Palle e mazze, baby!
E non stare più nel pratino artificiale della Vita,
in cui basta essere vivi o aver trovato un vestitino bianco,
perché la Vita ci faccia giocare.
Non vuoi palle e mazze, baby?
Le vogliamo sì.
Voglio il mio Momento.
Voglio quell’Attimo che scriva il mio nome per sempre.
Ma non sono abbastanza bravo.
No, oggi no.
Oggi gioco a Cricket.
Ed esulto per aver preso una palla lenta.
E ringrazio chi mi guarda
e magari paga il biglietto,
dazio della mia incapacità.
Ma a tutti loro voglio dire di non preoccuparsi.
Peggio del cricket, beh, poi c’è solo il rubamazzetto.
Troverò allora lo sponsor per una camicia,
ché un asso nella manica lo trovo sempre.