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Sep 17, 2009 8:16pm

Il Cartàceo

decubito:

*Poesia nella quale il poeta è in riunione con certi tecnici della ditta. Quand’ecco.

L’emozione fessionale ti scalda i polpastrelli
tremore serio e algido che palpita nel petto
nell’esercizio ardito di nobili funzioni
al cospetto duro e dolce del competente assise
coi doppiopetti scuri e chiavette uessebbì
telefoni costosi e cravatti nodo grosso
cnologici ammenicoli facilitano il laif
cavetti e schermi piatti, tavoli sparenti
l’orgoglio del padrone, la gioia del vetril.

Gli sguardi accigliatissimi che fingono il pensare
la segretaria timida che invidia il pippittì
che scoscia tremebonda parando ogni difetto
che blocca pure il raggio del sole sul faldone
il ticchettìo veloce che sferza il solitario
la stilla di sudore dello stagista calvo
si mischiano al rumore del duro disco fisso
quand’ecco che un rumore ti riporta al vero
sarà la slaid vincente o il dato terminante?

Saranno i fail putenti, i dischi immateriali?
Le esportazioni robot o il flusso allinenante?

No, niente di questo, per giuda d’israele
tirate giù quel ficus, chiudete le finestre

questo vi rompe il culo, questo è il Car-tà-ce-o.

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