A Chiare Lettere tumblr

Nov 2, 2009 10:09pm
Hai ragione, ma perché continui a non farmi la domanda giusta? Chiedimi se sono felice. E poi chiediti se tu, che non hai il coraggio di svoltare nonostante siano anni che fai colloqui di lavoro e progetti la tua vita altrove, chiediti se sei felice. -

Abissi. (via sweetpotatopie) (via strepitupido)

Domande da non farsi mai

(via batchiara)

Nov 1, 2009 10:55pm
placidiappunti:

marinaremi:

Non avessi sperato in te
e nel fatto che non sei un poeta
di solo amore
tu che continui a dirmi
che verrai domani
e non capisci che per me
il domani è già passato
Alda Merini
foto guido harari

placidiappunti:

marinaremi:

Non avessi sperato in te

e nel fatto che non sei un poeta

di solo amore

tu che continui a dirmi

che verrai domani

e non capisci che per me

il domani è già passato

Alda Merini

foto guido harari

Nov 1, 2009 9:04pm
stefigno:

moleskina:

LOL
October 14 (via  czoklet muss)

stefigno:

moleskina:

LOL

October 14 (via czoklet muss)

Nov 1, 2009 8:03pm
Oct 31, 2009 1:40pm

quelle cose così

Noi ti sogniamo anche di giorno e ci manchi tanto. Ci confortiamo a vicenda, io e la mamma, dicendo sempre: Stefania è forte, bella e intelligente. Non ti stancare troppo, soppesa le tue energie e distribuiscile con parsimonia. Non ti rammaricare del fatto che hai poco tempo libero e che lavori molto perché per esempio io t’invidio e come me chissà quanti. “Speriamo tutto per il meglio e noi ti vogliamo bene come se tu fossi qui” così scrivevano i parenti degli emigranti negli anni ‘50. ;)
Un bacio grande da papà, mamma, umberto e davide.

Oct 30, 2009 7:54pm

Io non uso pantofole chiuse o del socialismo reale

decubito:

*Poesia nella quale il poeta si reca in villeggiatura presso i palazzoni razionali di Berlino Est, sul lungomare di Berlino Est

Io non uso pantofole chiuse
perché so che in fondo vanno a perdersi le briciole
non uso pantofole chiuse per difendermi il piede
appena alzato, assonnato, paffuto
un piede sbattente l’alluce contro uno sfruguglìo di briciole indecenti
e non vado nei mari pericolosi
quelli che non si vede il fondo
o che si vede
ma sotto non c’è la sabbia piatta, ma rocce, pietre
verdura
perché ho sempre il timore che da dietro quelle cose misteriose
escano fuori animali mollicci
dentati magari
roba naturale
in grado di fare cose per le quali la natura le ha insegnate
pungere mordere ungere schifare
uso le ciabatte estive anche d’inverno
quelle da mare, di gomma dura
aperte davanti e dietro
dominabili con uno sguardo fin nelle fessure
e faccio il bagno nel mare con il fondo piatto, di sabbia
con il fondo che si vede da sopra al pelo dell’acqua
si vede ma è come se non ci fosse perché è uguale sempre
piatto e sabbioso, senza possibilità diverse
ciottoli con dietro creature, meduse celate, sgorbi
faccio il bagno in un  mare sovietico
illiberale, giusto
anche senza ciabatte
a piedi nudi, interi, non sbriciolati
e posso concentrarmi sull’acqua
l’acqua che è il mare.

E con gli sgorbi misteriosi, se vi piace
parlateci voi.

Oct 30, 2009 1:47pm
Oct 28, 2009 9:44pm

Ci son giorni
che ho
la Sindrome del Giocatore di Cricket.

Il Giocatore di Cricket è sostanzialmente uno che,
beh, dài, lo ammettano i pakistani!,
non è abbastanza bravo per giocare a Baseball.

Oppure per darsi alla microcriminalità,
che sarebbe comunque socialmente più accettabile.

Ecco, non sono abbastanza bravo in nulla.

In Amore,
mi faccio più che altro sopportare.
Negli affetti,
mi faccio più che altro chiamare.
In ufficio,
non mi faccio più che altro licenziare.
Nel Sesso,
non è che mi faccia proprio ricordare.

Uno così così.

Che magari a volte si vede pure mezzo pieno,
per un bicchiere che ha preso al volo,
prima che si rovesci sulla Vita,
o si frantumi del tutto.

Già, proprio come un Giocatore di Cricket:

fai uno sport che parrebbe facile anche ad uno scimpanzé ben addestrato,
vestito da gelataio impaurito da orde di bambini che mirano agli stinchi
ed in mano ti hanno messo pure la paletta.

Con il casco grosso per fare scena,
come quei progetti campati in aria,
che fai a protezione del tuo ego.

Ma un pubblico ce l’hai.

Ce l’ha il Giocatore di Cricket e ce l’hai tu:
qualche fottuto svitato che ti sostiene e ti ama.
Nonostante siano solo Giocatori di Cricket.

Nonostante tu sia solo uno che ci prova,
che non molla magari,
ma che non sarà mai
abbastanza bravo.

Per il tuo Home Run.

Per il nostro Fuori Campo,
quel successo indimenticabile,
sulla sabbia sporca di un diamante.

Palle e mazze, baby!

E non stare più nel pratino artificiale della Vita,
in cui basta essere vivi o aver trovato un vestitino bianco,
perché la Vita ci faccia giocare.

Non vuoi palle e mazze, baby?

Le vogliamo sì.
Voglio il mio Momento.
Voglio quell’Attimo che scriva il mio nome per sempre.

Ma non sono abbastanza bravo.

No, oggi no.
Oggi gioco a Cricket.
Ed esulto per aver preso una palla lenta.

E ringrazio chi mi guarda
e magari paga il biglietto,
dazio della mia incapacità.

Ma a tutti loro voglio dire di non preoccuparsi.
Peggio del cricket, beh, poi c’è solo il rubamazzetto.

Troverò allora lo sponsor per una camicia,
ché un asso nella manica lo trovo sempre.

- Sognando Babe
Oct 28, 2009 7:41pm

Tu mi chiedi se sono geloso

decubito:

*Poesia nella quale il poeta sfida la sorte a morra utilizzando la femmina come montepremi

Tu mi chiedi se sono geloso
lo sono.

Se tu vai a fare le cose di sessualità con altri
infilare pezzi di carne altrui
dentro le nostre cose
a me va bene.

Anzi
se mi vuoi proprio bene di amore estremo
devi provarli tutti gli uomini
gli uomini che non sono io
i belli, i brutti, i vecchi
e anche i  morti.

Puoi suddividerli per annate o per colore dei capelli
e provarli in successione
farci delle vite di prova e presentarli ai tuoi genitori
o ai tuoi genitori di prova
inventati loro pure per una genealogia sperimentale

puoi farti portare dei fiori
dai vecchi, dai belli, dai morti
farti portare dei crisantemi.
Se serve facciamo anche creature di fantasia
e tu le provi

uomini di nome giovanni con la faccia e la tristezza di un sebastiano
uomini con zigomi velenosi e panni stesi tra le costole
e con peni a coniglietto
di gomma di cera.

Magari fai un foglio excel
e ti annoti tutti gli uomini
e segni di ognuno quanto schifo fa e che ribrezzo
e lo confronti a me che ho il valore non modificabile
nella cella ZY29

e bada bene a non tralasciarne nemmeno uno
perché se quello tralasciato tu non lo provi
io sono geloso
gelosissimo
e resto col dubbio
e ti odio per sempre

perché tu
chissà che idee stupide potresti farti
della sua ipotetica sessualità
del suo accattivante modo di fare
della sua capacità di stare in mezzo alla gente
e di ascoltarti quando hai da dire

e magari finisci per farci fantasie notturne e giochi di immaginazione
e sporche polluzioni di modesta felicità
sbagliate, col resto
basate su evidentissimi errori di ragionamento

mentre invece
controlla al  TK38, allo Z11, al B90
quell’uomo che non ti guarda
vai e provalo e fammi un cenno con le palpebre
sbattile senza che ti veda per farmi capire
quant’è stupido farmi l’amore
dove non sono io.

Oct 27, 2009 8:51pm

CUSPIDE POETICA - AMICO CANE
Cum summo gaudio mi appropinquo a pubbliqare una opera dello magno poeta Azael, chiamata Amico Cane, in omaggio a un amico probabilmente presentante caratteristiche non dissimili da un cane, vuoi per la fedeltà, vuoi per alcune caratteristiche fisiche tipo pelo o durata della gestazione, chissà, ma soprattutto che importa, ché si parla d’arte, non certo di spiegarvi a voi bifolchi illitterati cosa una persona c’ha di canesco né cosa c’è dietro (in genere della polvere, specie dientro un armadio, dietro un cane magari la cacca). Egli nobilmente ricambia ospitando un mio umile tentativo (“Chiante Antiche”) di evocare l’enthusìa che mi pervede (che ci vede attraverso di me, insomma, probabilmente trovandovi della polvere, e talora della cacca, ma questo è tutto un altro discorso). Orpene (“pisello adesso”, quasi), ecco qui:

AMICO CANE

Come un fratello, un angio
un cherubino,
mi segui paziente
sulle strade della vita
e io ti chiedo cinque euri per la scommessa alla snai
e tu, paziente, me li dai.

Come un prossimo, un vicino
un barista nerboruto
mi consòli e mi sproni
quando mi perdo nell’indaffarato giorno
e mi dai il numero di quel tuo amico
della municipale, per la multa a serravalle.

Come un cucciolo, un cane
mi segui fedele e un sorriso
non me lo neghi mai, né un cenno
quando ti vomito, briago, i mocassini,
non me lo neghi mai.

Molto bello, amico vero
tu mi segui e io t’aspetto
amico vero,
e darei mia vita per sostenerti in ciò che pensi
nel tuo credo.

Sei mio vicino, ed io ti stimo
come un cane, amico amato
come bestia, un fungo del bosco nella fradicia fanghiglia
uno sputo, un puzzo, rispettabile e fraterno.

Amico cane, questo tu sei al mio sese
ma la bava intra le mani,
amico merda
eccazzo no.

[Visitate PoesieDaDecubito per più ben altre opere di maggior numero]

- decubito in trasferta
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