A Chiare Lettere tumblr
Ma cos'hai
*Poesia nella quale il poeta si sbraca in un vittimismo davvero sorprendente
Non ho molta voglia oggi
non ho voglia, no
non ho voglia di fare cose
di lavorare poi
no no, non ho voglia per nulla
sto qui
non vado nemmeno a pisciare
me la tengo fino a che non si solidifica
o sublima
e diventa altro, tipo residui che si eliminano coi pori, col sudore
Non ho voglia e non mi alzo da qui
poi domani faccio tutto con calma
anche la piscia
o l’eliminazione di essa tramite pori, a qual punto
e tu non venirmi a trovare
non telefonarmi nemmeno
siamo già al telefono?
fa conto che tu stia leggendo queste mie
presso il televideo regionale
io non te le sto nemmeno dicendo
poiché non ho voglia
va bene?Non va bene?
adesso allora mi alzo
sì dai mi alzo
ora mi alzo e vado di là, in cucina
sì sì, vado subito
mi sto già alzando
ora vado di là
e vado a vedere se ho chiuso il gas
certo
vado in cucina
e faccio la cacca sul tavolo
in un angolo
bella
una cacca plastica
e ci infilzo gli stuzzicadenti sopra, con le bandierine del giappone, del ghana e del nepal
e poi nemmeno mi risiedo
sto là
in piedi, a fare le cose, un sacco di cose
guarda, se avessi tutta quella roba che serve, mi metterei a stirare
o a ricamare quadretti di ambientazione alpina sui tovagliolini
magari dei poggiacacca di merletto
con i forellini per far uscire le bandierine, sopra.Ma darti una ragione, spiegarti il perché, il per cosa, le madonne
oggi, proprio voglia zero.
Quando leggi Garsiamà - I
*Poesia nella quale il poeta si schiera sentimentalmente dalla parte degli scrittori cani o molto cani
Conciossiacché si faccia
di tutto il letto un vanto
perché quello che leggi
ti forma l’intelletto
ti permea il pensante
ti mòrbida il pensiero.Io leggo per esempio
scrittori di racconti
che quelli a mattonella
facile mi distraggo
e poi mi trovo, cane,
a pensare al cempions lig.E quando leggo bello
scrittori di bellezza
io dico, beh, che bello
imparo la bellezza.Però poi dopo cangio
e leggo qualcos’altro
scrittore sufficiente
di lingua pesantella.Ma dopo ci rifletto
e dico tra memmé:
sfortuna questo tipo
magari era caruccio
ma dopo garsiamà
nessuno se lo merda.
via claire
Popoli e virtute
*Poesia nella quale il poeta riesce a insultare con rammarico un’intera etnia e una buona metà di un paese sovrano
E gli afroamericani?
gli americani entrati nel secondo tempo al posto degli indiani
che c’avevano il bronx e le facce arrabbiatissime
i negri americani che ci dovevamo fare la rivoluzione
che era già tutto pronto?
Eh?
Loro, niente, ho visto su emtivì
culi grassi e vacche truccate,niente, andati a merdo
mi sa
scarti di lavorazione
degli hambù.
Il gelato pipa - II
*Poesia nella quale il poeta esce da un brutto giro di armi e droga con mezzi propri
Ero spensierato e felice nell’ottantatre
governo Fanfani, scudetto alla Roma
e mi compravo il gelato pipa
la mattina quando giocavo o nel primo pomeriggio, quando giocavo
sotto all’albero di albicocchemi compravo il gelato pipa
con i soldi sottratti alla camorra
da mia madre
che li metteva nel borsellino.
Li sottraeva alla camorra sfuggendo all’agguato dei portoricani della banda di Marques
e li metteva nel borsellino.La camorra poi m’ha preso lo stesso
e mi ha consegnato alla banda dei portoricani di Marques
è successo a quindici anni
durante un’interrogazione di latinoho dovuto riconsegnare i soldi dei gelati pipa
con gli interessi
per finanziare un brutto giro di armi e droga
ma a quel punto,
nell’ottantanove,
governo De Mita, scudetto all’Inter,
pipa o non pipa,
ecco che con le seghe c’eravamo già.
Il gelato pipa
*Poesia nella quale il poeta rimembra i tempi suoi innocenti e fuggitivi, impersonando uno stato neutrale tipo la svizzera
La proiezione della felicità col sole
è il gelato pipa.
Essenziale, algido, sintetico.
O Eldorado, forse.
Io lo acquistavo nell’ottantatre
governo Fanfani, scudetto alla Romalo acquistavo e lo succhiavo dalla fessuretta del manico
ma solo alla fine
quando si era sciolto il rimasuglio
e suggendo facevo fiù
con la bocca.Ero spensierato e felice nell’ottantatre
governo Fanfani, scudetto alla Roma
e mi compravo il gelato pipa
la mattina quando giocavo o nel primo pomeriggio, quando giocavo
sotto all’albero di albicocchemi compravo il gelato pipa
con i soldi sottratti alla camorra
da mia madre
che li metteva nel borsellino.
Li sottraeva alla camorra sfuggendo all’agguato dei portoricani della banda di Marques
e li metteva nel borsellino.Poi li dava a me
che ci compravo il gelato pipa.Io però non lo dovevo sapere da dove venivano quei soldi pericolosi sporchi di sangue.
Infatti sicuramente mi faceva firmare un foglio con scritto
che non avrei saputo da dove venivano quei soldi maledetti del borsellino.
E poi mi faceva disattivare la memoria di quella cosa
praticandomi un’iniezione nelle chiappe
per non mettermi in pericolo
nei confronti dei camorristi di Salvatore Zarimma detto “o’ pisciataro”.Quando mangiavo il gelato pipa
toglievo il coperchio a cappellino
e col cucchiaino scavavo piano per farmelo duraremadonna santissima quant’ero spensierato
col gelato pipa in mano, nell’ottantatre
a sapere che avevo firmato quel foglio.